Venerdi 29 marzo 2019: Brexit, cosa accadrà?

Brexit

Più di 4,18 milioni di persone hanno firmato una petizione online che esorta il governo del Regno Unito ad annullare la Brexit e la maggior parte dei firmatari sono stati raccolti in una campagna pubblica. Il record è stato raggiunto poco prima di mezzogiorno di sabato 16 marzo ad una sola settimana dall’evento economico che destabilizzerà nel bene o nel male l’economia mondiale. Il numero di richieste contemporanee online è stato cosi alto da mandare giù il sito in diverse occasioni. Alla petizione online anti Brexit non hanno rinunciato importanti personaggi del mondo britannico quali la cantante Annie Lennox, gli attori Hugh Grant e Brian Cox, il magneto degli X-Men Sir Ian McKellen, l’attrice Emma Thompson, l’attore Jude Law, gli scrittori John Le Carrè e Ian Mc Ewan, la stilista Vivienne Westwood, il patron della Virgin Richard Branson, il comico David Mitchell e i premi nobel britannici per la scienza, raggiungendo il tasso di firme più alto che il sito abbia mai potuto registrare!

Il comitato delle petizioni della Camera dei comuni su Twitter ha dichiarato che “tra 80.000 e 100.000 persone hanno visto contemporaneamente la petizione” e “sono state registrate quasi 2.000 firme al minuto”. La Brexit entra nella settimana più importante della sua vita.

Manifestazione per lo stop della Brexit a Londra
Manifestazione per lo stop della Brexit a Londra

La forza che spinge la Brexit

Qual’è la ragione dell’enorme empasse in cui oggi si trova la Brexit? E’ importare fare un passo indietro per comprendere meglio la ragione del caos che circonda oggi il governo e il parlamento britannico che deve decidere come e quando la Brexit deve accadere. Un famoso opinionista del quotidiano statunitense Washington Post ha definito in questo modo la Brexit:

La Brexit è, in fondo, la  semplice paura di un singolo stato (la Gran Bretagna) di perdere la propria autonomia decisionale a favore di una comunità più grande (l’Europa).

Brexit, tagliare lungo i bordi!
Brexit, tagliare lungo i bordi!

Ascoltando i dibattiti britannici che vanno per la maggiore sul tema sembrerebbe che questa definizione sia la più azzeccata possibile: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non riguarda il commercio, lo scambio di persone o i regolamenti in generale ma si tratta di qualcosa di più sentito dal popolo oltremanica: il pieno controllo del proprio destino amministrativo e politico. Per un cittadino inglese la Brexit è il sinonimo di indipendenza completa o di autoregolamentazione ed è difficilmente digeribile che un tedesco, un francese, un olandese, uno spagnolo e/o un italiano possano dare le direttive per le linee guida delle leggi da applicare in casa loro.

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La maggioranza della popolazione elettiva del Regno Unito che nel referendum consultivo, noto come Brexit, avvenuto il 23 Giugno 2016 decisero per l’uscita dall’Unione Europea non vuole vedere il risvolto esattamente opposto e contrario per cui alla stessa maniera un cittadino britannico può decidere come amministrare il commercio in Baviera, nella Loira o in Puglia. La Comunità Europea ha più volte dimostrato ai cittadini britannici che la supremazia di un’autorità sovranazionale su 28 diverse autorità nazionali ha reso le leggi più eque, giuste e vantaggiose per tutti ma su questo punto non c’è maggior sordo di chi non vuole ascoltare e finora nel regno di Sua Maestà hanno prevalso i sordi.

Per quasi 80 anni, dopo aver vissuto in passato dei conflitti anche molto cruenti, l’Europa ha conosciuto un lungo e prosperoso periodo di pace continentale. Il motivo sicuramente non è legato alla possibilità che i governanti europei hanno di condividere un buon boccale di birra in qualche pub di Strasburgo ma alla consapevolezza che i governi nazionali possano unire le forze per un bene comune e unitario beneficiando della costruzione di un grande mercato unico Europeo. La Brexit è nata dalla paura del popolo anglosassone che un governo sovranazionale e più lontano dal popolo e dalla gente possa essere più un rischio che una opportunità.

Grazie a Brexit 1.000 miliardi di sterline sono in fuga da Londra

L’incubo di una Brexit no deal (senza accordo tra il governo inglese e la comunità europea) sta provocando un crollo dei nuovi investimenti nel Regno Unito e un conseguente abbandono di quelli in essere. Si quantifica oggi che 1.000 miliardi di sterline in attività finanziarie stanno migrando da Londra verso altri lidi Europei, in primis nella vicinissima Dublino dove gli affitti nelle zone commerciali di pregio stanno lievitando con percentuali in doppia cifra.

Dimostrazioni anti Brexit a Londra
Dimostrazioni anti Brexit a Londra

I leader dei 27 stati dell’Unione Europea si sono riuniti d’urgenza il 21 marzo 2019 e, prendendo atto della lettera del 20 marzo 2019 con cui la prima ministra Theresa May ha chiesto di rinviare la Brexit al 30 giugno 2019, hanno proposto una proroga fino al 22 maggio 2019 a patto che il Regno Unito approvi l’accordo di recesso entro la prossima settimana. Se ciò non dovesse accadere i leader europei arriveranno al massimo ad una proroga fino al 12 aprile 2019 attendendo che il governo inglese si esprima sul metodo di uscita che vogliono seguire. Tutto ciò tenendo conto che l’accordo di recesso, già bocciato due volte dal Parlamento inglese, non sarà in alcun modo riaperto e ridiscusso.

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Last but not least (ultimo ma non per importanza…) la scelta della Brexit, oltre al fiume di denaro in uscita dalla Gran Bretagna, sta portando ad una perdita di una considerevole quantità di posti di lavoro stimabile in circa 7 mila unità altamente specializzate con uno stipendio minimo di 150.000 sterline. Minore occupazione significa anche una perdita per l’erario che gli esperti hanno quantificato in circa 600 milioni di sterline!

Le mete scelte dalle società che stanno lasciando Londra e dintorni per trasferirsi in territorio Europeo, oltre alla già citata Dublino, sono Francoforte, Lussemburgo, Parigi, Amsterdam, Milano, Bruxelles e Madrid. In queste città è ormai una corsa sfrenata alla ricerca di uffici e appartamenti nelle zone centrali.

Una Brexit da trading online

La situazione è molto incerta ed è inevitabile l’impatto sull’operatività, partendo dal listino azionario inglese, ma coinvolgendo anche il mercato valutario, dove la sterlina ha decisamente aumentato la sua volatilità. Il principale indice della Borsa di Londra, l’FTSE 100, dopo aver recuperato ad inizio anno sta registrando in queste ore una tendenza in discesa in attesa di resistere agli eventi incombenti. L’impennata delle scorte che vengono fatte dagli esportatori indeboliti dal calo della sterlina e un contesto negativo nei dati di produzione della zona Euro alimenteranno la caduta.

La Brexit e il principale indice inglese, l'FTSE 100
La Brexit e il principale indice inglese, l’FTSE 100

Sembra chiaro a tutti che l’Unione Europea non forzerà la mano per costringere la Gran Bretagna ad accelerare i tempi dell’uscita ma è anche evidente che la pazienza di Bruxelles non durerà all’infinito.

Quando la Brexit accadrà, necessariamente l’impeto degli elementi si abbatterà su questi principali indicatori dell’economia britannica che dovranno mettere in campo tutte le loro forze per resistere.

In piena confusione Brexit, la Bank of England ha lasciato invariati i tassi di interesse avvertendo che il 20% delle aziende è impreparato economicamente in caso di scenari no deal. Ed intanto sul mercato Forex la sterlina scivola ai minimi di una settimana.

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Non perdete tempo e sfruttate al meglio l’occasione di investimento che avremo in questi giorni molto caldi sul fronte Brexit. Uno dei broker consigliati da Mr Banca permette di investire in modo semplice e sicuro nel mercato Forex e, in particolare, nella coppia di valute Euro/Sterlina (EUR/GBP): Libertex.

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