Nuovo governo e cancellazione del debito: proposta concreta?

In questi giorni tiene banco la proposta, inserita nel contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle, di richiedere alle istituzioni dell’Unione Europea la cancellazione di una parte del debito pubblico italiano nei confronti della BCE. E’ un argomento molto interessante, se epurato da tutte le strumentalizzazioni politiche che ovviamente la stanno facendo da padrone in queste ore molto delicate per le sorti della nuova “ coalizione” che sta cercando di affermarsi.

Proviamo quindi ad analizzare questa importante questione in modo critico ma, per quanto possibile, senza condanne aprioristiche delle tesi contrastanti che, in queste ore, abbondano sui media italiani

La proposta di Lega e Movimento 5 Stelle

In questi giorni i detrattori del nascente nuovo governo hanno aspramente criticato la proposta inserita nel programma, bollandola come poco realistica ed anche, in un certo senso, ingenua. In effetti se dovessimo fermarci allo slogan “cancellazione del debito” per 250 miliardi senza entrare nei dettagli della proposta,  sarebbe difficile dare torto ai sostenitori di questa tesi.

Gli ultimi chiarimenti sul tema (e anche qui, lasciamo da parte la discussione, tutta politica, se sia stata un mossa “opportunistica” per porre rimedio alla valanga di critiche sollevate dai media) evidenziano tuttavia un quadro più articolato sul quale vale la pena soffermarsi.

Il tutto parte ancora una volta dal Quantitative Easing, ovvero alla politica di sostegno all’economia che da tempo la Banca Centrale Europea ha messo in atto e che consiste nell’acquisto dei titoli di stato dei paesi dell’area Euro da parte della stessa BCE. L’osservazione che viene fatta è che la Banca Centrale Europea è di fatto un organo cui partecipano, proporzionalmente, gli stati membri, ed ha acquisito in questo modo un credito nei confronti degli stati stessi. L’Italia quindi, come tutti gli altri, sarebbe allo stesso tempo “debitore” verso la BCE ma creditore, attraverso la stessa BCE, nei confronti degli stati (e di se stessa). Perché a questo punto non togliere, nel computo del “famigerato” indicatore debito/PIL, in misura proporzionale per i tutti i paesi, la quota parte oggetto del Quantitative Easing, ovvero la parte in carico alla BCE?

Vista in questo modo la proposta sembra meno ingenua di quella sintetizzata da molti organi di stampa, ma non per questo inattaccabile. Vediamo quindi quali potrebbero essere i punti deboli di questa proposta.

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Ci sono punti deboli nella proposta di Lega e Movimento 5 Stelle?

Un primo punto importante è una valutazione di quali siano le possibilità concrete che questa proposta venga accettata. La burocrazia europea non è mai particolarmente morbida con le proposte italiane, e, come è chiaro anche dai dibattiti di questi giorni, una richiesta di questo tipo potrebbe essere facilmente strumentalizzata e considerata la solita “scorciatoia” degli italiani per risolvere in modo creativo l’annoso problema del debito che non si riesce ad affrontare in modo strutturale. Cosa succederebbe quindi in caso di un (probabile) “no” secco dell’Unione Europea? Un’escalation del conflitto con possibili impatti negativi sullo spread, con quel che ne consegue? Oppure una poco dignitosa retromarcia? E, soprattutto, c’è dietro una strategia chiara e definita?

L’altro punto debole è invece nel merito della proposta, che non entra in quelli che sono i veri problemi strutturali del nostro paese, con un debito pubblico molto elevato che non si riesce a ridurre e che costituisce un fardello molto oneroso, soprattutto nei momenti di crisi. Una proposta insomma che tende a ridurre in modo “algebrico” il debito senza un’effettiva risoluzione del problema

Le posizioni in campo

Prendiamo spunto da questo dibattito per sottolineare quelli che, in sintesi, sono i due punti di vista alternativi nei rapporti tra l’Italia e le istituzioni europee:

  • da una parte gli euroscettici, sostenitori della teoria che le istituzioni europee, in molti casi non elette, abbiano sottratto la sovranità popolare agli stati membri e condizionino le scelte politiche per il raggiungimento di obiettivi non condivisi dagli elettori. I vincoli europei sono quindi artificiosi, secondo questa tesi, e non vi è alcuna motivazione reale di rispettarli, da qui la necessità di rinegoziarli
  • dall’altra chi sostiene che i vincoli europei non siano il punto centrale della questione, ma che sia necessario risolvere i problemi strutturali del paese, debito pubblico e scarsa produttività

Le posizioni in campo sono queste, e il dibattito sulla “cancellazione del debito” è quindi un’ennesima manifestazione di questo conflitto.

E se ancora una volta avessero ragione i latini, col loro “In medio stat virtus”? La traduzione in questo caso sarebbe un allentamento dei vincoli europei, accompagnato dallo sfruttamento della conseguente maggior libertà di manovra per impostare una seria politica di riduzione del debito.

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