MiFID 2 e i fondi a perdere

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Grazie alla nuova direttiva europea MiFID 2, tutti coloro che hanno affidato a banche e consulenti finanziari i propri risparmi potranno controllare realmente quelli che sono i costi di gestione e i reali guadagni maturati.

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Con l’entrata in campo di queste importanti novità tutti i risparmiatori italiani farebbero bene a correre presso i propri istituti di credito per prenotare un appuntamento con il proprio consulente finanziario. Infatti, a partire dal 2019, la situazione potrebbe diventare incandescente e tutti gli appuntamenti presi con i vari professionisti potrebbero presto esaurirsi perché le sorprese che si nascondono dietro l’angolo non sono di certo positive.

Un campanello d’allarme per gli investitori italiani

Una ricerca condotta da Prometeia, una società italiana di consulenza, sviluppo software e ricerca economica per banche, assicurazioni e imprese, evidenzia che un quarto del volume economico gestite dagli operatori italiani, soprattutto per quel che riguarda il settore dei fondi obbligazionari e bilanciati di vario tipo, hanno un risultato netto negativo a fronte di un risultato lordo positivo. Questa che potrebbe sembrare una notizia poco rilevante nasconde invece degli impatti futuri, dovuti alla direttiva MiFID 2, che potrebbero spiazzare molti risparmiatori italiani.

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Questo risultato è stato determinato dalla combinazione di rendimenti bassi o molto vicini allo zero e commissioni applicate che non si sono ancora del tutto adeguate alla nuova situazione del mercato. Come spiega Sebastiano Mazzoni Perelli, responsabile di Prometeia per l’area wealth & asset management, circa il 27% dei fondi del nostro paese ha una struttura di spese non congrua con il rendimento atteso dalle asset class sulle quali vengono versati gli investimenti.

Per semplificare il discorso, una parte degli investimenti dei risparmiatori italiani è ancora sbilanciata su prodotti meno efficienti e che potrebbero essere destinati a produrre perdite.

La parte più promiscua riguarda senza dubbio i fondi obbligazionari. In questo “comparto” infatti si annida di tutto: titoli di stato, italiani od Europei, ma anche dei paesi emergenti; ci sono i “corporate bond”, che sono le obbligazioni emesse dalle imprese, e gli “aggregate”, che sono una sorta di mix tra governativi e corporate; infine ci sono i “balanced bond”, in pratica dei bilanciati obbligazionari con all’interno una piccola parte azionaria. Proprio in queste categorie di fondi si annida il rischio di avere un peso eccessivo delle fee.

Con l’introduzione della nuova normativa MiFID 2 ci sarà un netto miglioramento sulla trasparenza tariffaria nei confronti degli investitori, visto che i venditori e i gestori dei prodotti di risparmio saranno tenuti a dichiarare costi e rendimento segmento per segmento senza “occultarli” tutti nello stesso calderone.

Leggi anche: Le novità per gli investitori con la MiFID 2

Sembra che sia proprio questo il motivo principale per cui le banche negli ultimi tempi stanno facendo operazioni di bilanciamento nei portafogli dei propri clienti con vere e proprie azioni di maquillage volte a ridurre le fee.

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Chi rischia di più?

La notizia più chiara che emerge da questa relazione è che in questo gioco perde chi ha più paura. Infatti sono proprio i risparmiatori più prudenti che, non volendo essere soggetti ai giochi di borsa e ai sali e scendi del mercato, virano su prodotti ritenuti più sicuri come i titoli di Stato; questi investitori sono proprio quelli più disallineati nel rapporto tra rendimenti e costi.

La MiFID 2 avrà notevoli conseguenze anche su quelle che sono le commissioni applicate da banche ed operatori finanziari, che dovranno essere ricalibrata per essere compatibili con la nuova politica di trasparenza adottata dalla Commissione Europea. Sono quattro gli scenari che Prometeia prospetta a seguito dell’entrata in vigore di questa normativa. Si passa da uno decisamente troppo ottimistico, per cui non ci sarà nessuna ripercussione negativa ma anzi un incremento dei margini grazie ad un incremento delle masse, ad una decisamente troppo pessimistico, con perdite di oltre il 19% sul margine che adesso viene applicato dagli operatori finanziari. Quelli più verosimili sono i due intermedi dove i consulenti finanziari andrebbero a perdere dai 4 ai 9 punti base sui margini medi unitari.

Si prospettano quindi delle perdite significative ma di certo non preoccupanti tranne per quegli operatori finanaziari che oggi già vivono sul filo del rasoio.

Banca

Gli scenari intermedi per gli istituti di credito sono comunque rosei, visto che addirittura potrebbero esserci aumenti dei margini di guadagno da 3 a 1 punti base.

Il motivo di tutto ciò?

Nel prossimo triennio potrebbero aumentare gli investitori che dirotteranno i propri risparmi verso gli istituti di gestione del risparmio, lasciando gli investimenti più classici come Titoli di Stato ed obbligazioni bancarie. Una gestione più sofisticata quindi dei propri risparmi.

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Per recuperare margini di guadagno, sia le banche che le reti di consulenza, andranno ad incentivare i servizi di consulenza avanzata, soprattutto con operazioni fee on top, ma anche operazioni fee only (cioè di semplice e pura consulenza). Proprio queste saranno il motore principale che farà recuperare margini agli istituti di investimento visto che i risparmiatori saranno attratti dalla possibilità di essere assistiti nelle proprie scelte, oltre che nel settore finanziario, anche nel settore immobiliare e delle polizze assicurative.

Una cosa sembra chiara in tutti e quattro gli scenari prospettati: nel triennio 2018-2020 i margini derivanti dall’asset management crescerà. Si parte da un minimo dell’8% nel caso più “drammatico”, a più eque percentuali del 14 e del 17% nei casi intermedi, fino ad un improbabile 22% nel caso più ottimistico.

Asset management

L’asset management in Italia è gestito soprattutto dalle banche e continueranno ad essere la “gallina dalle uova d’oro” di questo settore dell’economia italiana anche nonostante la MiFID 2 che punta ad una netta riduzione dei margini di guadagno a favore degli investitori.

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