L’uomo che ha guadagnato più soldi comprando e vendendo gattini virtuali che lavorando

Follia collettiva o semplicemente un'ulteriore forma di speculazione??

Cryptokitties, è un gioco dove gli utenti allevano, comprano e vendono gattini digitali usando come moneta di scambio l’Ethereum (attualmente la seconda criptovaluta più importante al mondo).
Tutto ciò è diventato il punto più alto dell’ossessione che la società moderna sta avendo verso le criptovalute e le possibilità di guadagno legate ad esse.

Proprio per questi motivi, la popolarità del gioco riflette l’esplosione e l’impennata delle quotazioni di tutte le criptovalute, non solo il Bitcoin e l’Ethereum. Le vendite totali avvenute sulla piattaforma creata dalla società canadese Axiom Zen ed attiva da appena 45 giorni (la release è stata il 1 novembre), sfiorano i 12 milioni di dollari, con alcuni cuccioli di gatto, quelli ai quali sono riconosciuti attributi rari e particolari, arrivati ad essere venduti per la stratosferica cifra di 80.000 dollari.

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In Cryptokitties, i cuccioli sono generati dal codice sorgente del programma ed i giocatori devono allevare e creare nuovi cuccioli facendo accoppiare i gatti spendendo tokens di Ethereum, generando un gattino unico, che viene registrato nel ledger dell’Ethereum.

Quindi, vista la popolarità riscossa dal gioco, ciò che ne ha fatto le spese è stato il network della criptovaluta che è stato rallentato dallo svilupparsi del gioco e dai bots creati ad hoc per vendere accessori per i cuccioli.

Si ipotizza che il gioco abbia rallentato di circa l’11% la rete, secondo quanto riportato dal sito internet Motherboard la settimana scorsa. D’altro canto il successo di questo gioco ha mostrato al mondo il potenziale di tali applicazioni e soprattutto le potenzialità della tecnologia Blockchain, ma soprattutto un modo finora sconosciuto di speculare con le criptovalute.

Quindi come il Bitcoin e l’Ethereum, anche il gioco CryptoKitties ha permesso ai suoi inventori, gestori ed utilizzatori di fare un’enorme quantità di denaro semplicemente trovandosi al posto giusto al tempo giusto.

Uno di questi, Todd, che non ha voluto rivelare la sua identità, ha 30 anni ed è un imprenditore che si occupa di programmare software. E’ arrivato a possedere 35 cuccioli digitali come semplice estensione del suo borsellino di valute virtuali.

Il suo interesse per le criptovalute nasce nel lontano 2012 quando comprò 10 Bitcoin al valore di circa 12 dollari. Da lì iniziò ad investire anche Ethereum fino ad arrivare a possedere oggi 21,5 Bitcoin ed oltre 300 Ethereum oltre a moltissime altre criptovalute minori.

Allo stesso modo Todd è stato “fortunato” con il gioco Cryptokitties, poiché è riuscito a comprare un cucciolo denominato “Oldlace” per 12 Ethereum (circa 4.800 dollari) ed è riuscito a rivenderlo a 30 Ethereum.
Purtroppo secondo Todd, per iniziare a guadagnare con questo gioco servono almeno 5 tokens, senza i quali diventa veramente difficile riuscire ad entrare in possesso di gatti che possono assumere un certo valore, come dimostrato da uno dei suoi primi acquisti fatti a fine novembre quando ha comprato a 0.7 Ethereum un cucciolo che ora non riesce a vendere ed è valutato solo 0.03 Ether.

Secondo i calcoli fatti dallo stesso Todd, lui ha speso circa 30 Ether nel gioco, ma ad oggi il suo portafoglio di “gatti virtuali” vale oltre 100 Ether con un guadagno ipotetico di circa 40.000 dollari al netto dei costi di transazione.

Non c’e nessuna pianificazione con i cuccioli

I guadagni derivano principalmente dalle capacità di valutare i prezzi dei cuccioli e dalla fortuna, perché, secondo Todd la componente intuitiva in questo gioco è fondamentale visto che non esiste come per il forex l’analisi fondamentale o l’analisi tecnica.

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Lo stesso Todd non è sicuro di quanto durerà questo “hype” di Cryptokitties, per questo motivo al momento possiede “solo” 18 cuccioli e sta cercando di venderli, visti anche i dubbi legati all’instabilità della rete e sulla futura profittabilità del gioco, sebbene consideri il possesso di un cucciolo come un forma alternativa al detenere delle criptovalute.

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