La Reputation Economy…. è sempre più dolce per l’Italia

I cinque brand italiani più famosi nel mondo sono Ferrero, Giorgio Armani, Pirelli, Lavazza e Barilla. E’ quanto emerge dalla classifica dei 50 brand più famosi al mondo stilata pochi giorni fa da Reputation Institute, la Global RepTrak 100. La classifica è stilata tenendo conto di vari parametri quali ambiente di lavoro, servizi, innovazione, responsabilità sociale e ambientale, governance, performance e leadership, valutando tutte queste caratteristiche e contestualizzandole in 15 paesi eterogenei quali Stati Uniti, Cina, Messico, Giappone, Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Australia, India, Brasile, Corea Del Sud, Russia, Spagna e Canada.

La Ferrero è la prima azienda italiana per reputation

Diciottesimo posto in assoluto per la Ferrero che si conferma l’azienda italiana più famosa al mondo e la prima in assoluto della Global RepTrak100 per quanto riguarda il settore Food. A testimoniare il forte impatto mediatico e l’attrattiva che il “Made in Italy” suscita soprattutto per il settore “Food”  c’è poi il 36° posto in assoluto della Barilla e l’ingresso nella top 50 della Lavazza, forte dei suoi 150 anni di storia aziendale.

Per quanto riguarda il settore moda è Giorgio Armani a portare in alto il Made in Italy, attestandosi al 22° posto e guadagnando 6 posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. In crescita anche il marchio Pirelli, che guadagna due posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno (dal 32° al 30° posto in classifica). Allargando la classifica ai primi 150 posti possiamo vedere anche l’ingresso della FCA che probabilmente ha guadagnato fama a livello internazionale dopo la fusione tra Fiat e Chrysler del 2009.

Rolex comanda su tutti

Allargando l’orizzonte e osservando l’intera classifica notiamo come Rolex si confermi al primo posto assoluto in classifica come brand più conosciuto al mondo, mantenendo la posizione di cui già poteva vantarsi nella Global RepTrak 100 dello scorso anno. Sul podio, dietro il famoso marchio di orologi, troviamo al secondo posto il famoso marchio di giocattoli Lego e al terzo posto Google, ormai diventato il primo marchio per fama per quanto riguarda il settore tecnologico ai danni di Microsoft, attualmente al decimo posto di questa speciale graduatoria.

Nella Top Ten dopo Google figurano dal quarto al nono posto Canon, The Walt Disney Company, Sony, Adidas, Bosch e Bmw Group. Allargando l’orizzonte ai primi 50 posti della classifica appaiono grandi brand come Nike, Michelin, Nintendo, Levi Strauss , Intel e Rolls Royce. Curioso anche il dato che evidenzia come tra le prime 10 posizioni in classifica ci siano sei aziende “customer oriented”, questo a dimostrazione di come il mercato sia notevolmente cambiato in questi ultimi anni; categoria che addirittura rappresenta il 27% tra le prime 100 posizioni della Global RepTrak 100. Leggendo attentamente la classifica si può vedere come ormai il settore con maggior reputazione  sia quello tecnologico, superando il settore automobilistico e quello di cibo e bevande. I settori invece che più hanno risentito di un “calo di reputazione” sono il settore alberghiero (-16%), il settore trasporti (-13%) e il settore aereo (-12%).

La Reputation Economy come strategia di mercato per le aziende leader nel proprio settore

L’evoluzione del mercato in quest’ultimo scorcio di storia contemporanea inondata da fake news di ogni tipo ha reso ancora più determinante per le aziende la reputazione costruita nel corso degli anni, che fa subito riconoscere un marchio abbinato ad un determinato tipo di prodotto e di conseguenza una maggiore affidabilità agli occhi del consumatore finale. Quindi non solo cavalcare le nuove tendenze, ma anche rendere sempre più determinante la propria storia, la propria cultura e i propri valori riuscendo a mixare in maniera determinante tradizione e innovazione, sono questi i fattori critici di successo per le aziende che vogliono essere leader di mercato. Si può notare come dopo la crisi di fiducia che ha minato le sicurezze su mercati finanziari e politica, adesso sono proprio le aziende che vedono il rischio di intaccare i propri margini di vendita per una perdita di credibilità, ed è proprio su questo che le aziende storiche nei vari settori agiscono per reggere l’urto. Ormai i consumatori vogliono sapere chi c’è dietro i prodotti che acquistano e i servizi correlati al prodotto che l’azienda offre. Tutto questo dovrebbe consigliare alle aziende una maggiore presenza sui temi più rilevanti anche per gli stakeholder internazionali. Nella “Reputation Economy” ogni azienda, per emergere, deve capire l’evoluzione dei cambiamenti dei consumatori e metterci la faccia in prima persona.

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