La Brexit analizzata al microscopio

Brexit

Andrew Taylor, un 32-enne impiegato in un magazzino di Halifax, una città del West Yorkshire, sa benissimo perché il 23 giugno del 2016 ha votato per la Brexit, ovvero, per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: pensa che allo stato attuale delle cose sia necessaria una forma di terapia d’urto per un paese in declino. “Stiamo andando indietro invece di avanzare verso il futuro“, ha detto, “… a questo punto della mia vita mi vergogno di essere inglese perché il paese sta cadendo a pezzi!“. Il signor Taylor si è lamentato del fatto che il suo quartiere di Ovenden fosse praticamente dimenticato dalla amministrazione pubblica come testimoniano le statistiche locali che evidenziano un incremento boom dell’assunzione di droga, del livello di disoccupazione e del degrado visibile nelle strade della sua città natale.

Un sondaggio per comprendere le cause della Brexit

Con questo voto il signor Taylor ha voluto indicare al governo inglese quale sia la strada giusta da seguire. Spendere di più per la polizia e altri servizi pubblici, piuttosto che inviare denaro a Bruxelles. Andrew Taylor è una tra le 200 persone a basso reddito, che vivono in aree svantaggiate inglesi, che hanno votato a favore della Brexit nell’ormai storico referendum del 2016 e ai quali è stato sottoposto un questionario allo scopo di comprendere meglio quali siano le ragioni della scelta. La ricerca è stata condotta da un gruppo di esperti e dalla Fondazione Joseph Rowntree, un’organizzazione benefica, allo scopo di scoprire quale sia la fonte del malcontento dietro il voto per la Brexit e quali siano le future aspettative di miglioramento delle loro vite una volta materializzato il divorzio.

Andrew Taylor, magazziniere di Halifax ha votato a favore della Brexit
Andrew Taylor, magazziniere di Halifax ha votato a favore della Brexit

Anand Menon, capo della delegazione di esperti e padre ispiratore del sondaggio, ha detto che l’unica via che hanno i politici di trovare una cura per il paese è quella di analizzare le reali cause che hanno spinto il popolo di Sua Maestà a votare per la Brexit. Grazie a questo risultato la Gran Bretagna ha potuto fare un esame di coscienza interno e riesaminare il modello economico del laissez faire adottato dagli anni ’80. “Stiamo vivendo una occasione unica nella politica britannica“, ha detto il prof Menon. “Tutto è possibile“. Sono stati condotti focus group in nove città del Regno Unito scegliendo tra aree più svantaggiate: Glasgow, Middlesbrough, Leeds, Bolton, Worksop, Dudley, Newport, Hastings e Southampton. Con la guida degli organizzatori, le 10-12 persone di ciascun gruppo hanno illustrato le problematiche nelle loro località e proposto modifiche per affrontarle. Alla fine i risultati del sondaggio si possono riassumere su tre proposte fatte dagli intervistati:

  • fornire lavoro e formazione ai giovani che non vogliono andare all’università;
  • aiutare gli adulti a basso reddito ad acquisire nuove competenze;
  • foraggiare economicamente le imprese locali.

Alla fine le proposte suggerite dalle persone che vivono in comunità svantaggiate e la loro visione post Brexit di un futuro migliore ha poco a che fare con questioni di cui l’Unione Europea ha responsabilità diretta! Invece, le idee proposte sollevano grandi dubbi sulle capacità di risolvere i problemi locali da parte dei responsabili delle politiche interne.

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Un pessimismo dilagante per il futuro mina il popolo britannico che ha voluto la Brexit

Tra i quesiti posti ce n’è uno particolarmente interessante: ai partecipanti è stata mostrata una foto di alcune persone che si arrampicavano su un albero ed è stato chiesto di applicare un adesivo giallo su quella che meglio li rappresentava. Applicando l’adesivo potevano scegliere di riposare su un ramo con la propria famiglia, stare in piedi in cima con orgoglio oppure aggrapparsi al tronco (scegliendo tra diverse altezze dalla base fino quasi in cima) per raggiungere una posizione più elevata. In Worksop, due adesivi sono stati posizionati su coloro che si aggrappavano per salire ma entrambi più bassi di metà strada e cinque adesivi di persone che partivano dalla base. Questo evidenzia un chiaro sentimento di inquietudine sulla situazione lavorativa e sociale attuale e rappresenta quel potente humus che ha sospinto la vittoria della Brexit nel 2016.

Charlotte Watkins, badante di Newport ha votato a favore della Brexit
Charlotte Watkins, badante di Newport ha votato a favore della Brexit

Molti degli intervistati non crede nella possibilità di cambiare lavoro in uno meglio retribuito e temono per la loro stabilità e per quella delle relative famiglie. Una sensazione diffusa di un futuro immerso in una nube di nero pessimismo avallata dai cambiamenti ambientali che vedono livelli crescenti di criminalità violenta, quartieri una volta abbienti ora degradati e con negozi vuoti. Ray Edwards, un meccanico di Worksop che ha votato Remain, ha affermato che molti lavori di assistenza e pulizia sono stati esternalizzati dal settore pubblico a società che pagavano meno e con benefit ridotti rispetto al passato come l’assenza della retribuzione per malattia. “I contratti a zero ore stanno ritornando all’interno delle fabbriche riportando quell’alone di sfruttamento che ha caratterizzato gli anni ’20 quando i lavoratori non avevano diritti“, ha continuato Edwards, “… c’è rabbia per i tagli alla spesa pubblica fatti dal governo in ottica di austerità dopo la crisi finanziaria. Tagli che hanno portato alla chiusura di ospedali, dei circoli giovanili e di tutta una serie di servizi pubblici che avevano caratterizzato l’opulenza del wellfare inglese di dieci anni prima“.

Una rivalsa verso Londra del popolo pro Brexit

In generale poi c’è anche stato un senso di risentimento verso il governo di Londra causato da una sensazione di abbandono sviluppata dalle aree inglesi meno centrali. Diverse persone hanno affermato che il voto sulla Brexit è stata l’occasione per attirare l’attenzione sulle aree dimenticate dal governo inglese. Alcuni dei partecipanti al sondaggio hanno disegnato la Gran Bretagna come una grande nazione costruita intorno a Londra. Più ti allontani dalla capitale e più sarai dimenticato dalle politiche governative. Un chiaro scollamento tra politica e popolo che spesso è alla base di tutti i moti populisti che stanno contraddistinguendo questo periodo storico che viviamo.

L’immigrato? Non è lui il motivo della Brexit

Dal sondaggio poi, al contrario di quanto si è pensato in questi mesi di studio delle cause scatenanti della Brexit, emerge una chiara assenza di preoccupazione per l’immigrazione. Alcune persone hanno criticato unicamente i cittadini provenienti da alcuni paesi dell’Europa dell’Est e la loro mancanza di volontà ad integrarsi in un contesto di regole ma tutti sono a conoscenza dell’utilità di queste persone nella comunità inglese soprattutto per il fatto che la maggior parte di loro svolge lavori che i cittadini di Sua Maestà non vogliono fare, o sono troppo pigri per farli.

Jennifer Pringle, 37-enne di Worksop ha votato contro la Brexit
Jennifer Pringle, 37-enne di Worksop ha votato contro la Brexit

Questo sondaggio ha probabilmente dato una chiave di lettura completamente nuova per la Brexit che non deve sbalordire ma che deve essere utilizzata per dare quelle risposte che il popolo britannico si aspetta e che potrebbe rappresentare un punto di svolta importante.

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