Nella nostra pagina introduttiva relativa ai Titoli di Stato abbiamo già specificato che in Italia ne esistono diverse tipologie che si differenziano soprattutto per la durata e la modalità di remunerazione.

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I Certificati del Tesoro Zero-coupon rientrano proprio nella suddetta categoria e possono costituire una buona fonte di investimento.

Come tutti i titoli a zero-coupon ( il più conosciuto è il Buono Ordinario del Tesoro – BOT) anche i CTZ sono emessi a sconto. Emettere un titolo a sconto significa dar possibilità all’investitore di acquistare il titolo ad un valore inferiore a quello nominale (emissione sotto la pari). Tali titoli inoltre non producono nessuna cedola durante tutto il periodo di validità.

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Il rendimento sull’investimento è quindi garantito esclusivamente dalla differenza tra il valore di acquisto e il valore nominale del titolo (valore di rimborso). Il sottoscrittore dell’obbligazione ha quindi la garanzia di un investimento effettivo durante tutto il periodo definito in fase contrattuale senza nessun problema di reinvestimento degli interessi periodici.

Il calcolo del rendimento assicurato all’obbligazionista, per i titoli senza cedola (zero-coupon) oltre ad essere semplice è anche certo.

Calcolo del rendimento

Essendo titoli privi di cedole, la remunerazione, come abbiamo visto avviene esclusivamente attraverso lo scaro di emissione (emissione sotto la pari).

Per il calcolo del rendimento loro è quindi possibile utilizzare la formula del montante in capitalizzazione composta. Il risultato così ottenuto sarà la percentuale di remunerazione dell’investimento.

In termini matematici:

Dove:

VN =  Valore nominale del titolo
VE = Valore di emissione del titolo
n = durata espressa in anni (nel caso dei CTZ n=2)

Esempio:

n = 24 mesi
VE = 95
VN = 100

Il rendimento così ottenuto, come detto in precedenza, è un rendimento lordo. I CTZ sono soggetti ad una ritenuta fiscale del 12,5% che viene applicata al valore dello scarto di emissione in fase di rimborso.
Oltre a questo sono ovviamente previste anche delle commissioni per l’acquisto delle obbligazioni da parte degli intermediari finanziari autorizzati.
Esse ammontano allo 0,20% del capitale investito e vengono riconosciute agli intermediari direttamente dal Tesoro nel momento della sottoscrizione. Gli intermediari sono infatti obbligati ad applicare al cliente il prezzo d’asta senza far gravare su di questi ultimi le commissioni citate.

I CTZ  sono caratterizzati inoltre da una durata di 24 mesi e questo li differenzia dai BOT che possono essere emessi con differenti scadenze (3, 6, 12 mesti etc..). Questi ultimi possono essere proprio considerati un caso particolare dei CTZ.

I Certificati del Tesoro Zero-coupon (CTZ) sono immessi tramite un sistema di asta marginale sul prezzo. Sono, inoltre, quotati sui mercati regolamentati come il MOT e MTS e sono soggetti a riaperture che possono comportare una riduzione della durata originaria.

Possono altresì essere acquistati sul mercato secondario dopo l’avvenuta emissione .

L’asta dei Certificati del Tesoro Zero-coupon (CTZ) è riservata esclusivamente agli intermediari finanziari istituzionali autorizzati cosi come previsto del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
Il taglio per l’acquisto al dettaglio è di minimo 1000 euro o multipli di esso.

L’asta viene effettuata una volta al mese generalmente facendola coincidere con quella riservata ai BTP. Il regolamento avviene a 3 giorni lavorativi, sia sul mercato primario che sul secondario.

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I vantaggi dei CTZ

I vantaggi relativi nell’investimento in CTZ  sono esclusivamente relativi al fatto di essere titoli no soggetti al meccanismo di investimento periodico. Questo significa che i CTZ  non sono soggetti al rischio legato al reinvestimento del capitale. La remunerazione, legata come abbiamo visto esclusivamente allo scarto di emissione, è quindi certa. L’investimento può essere considerato sicuro.

Gli svantaggi dei CTZ

Il rendimento garantito offre sicuramente un vantaggio ma ha in sé anche un grosso svantaggio. Il guadagno che si otterrà probabilmente sarà inferiore al livello inflazionistico. Pertanto le principali perdite sono collegate all’oscillazione dei tassi anche sul breve periodo.