I certificati di Credito del Tesoro (CCT) rientrano nella categoria dei titoli di debito, sono probabilmente meno noti dei BOT ma rappresentano comunque uno strumento abbastanza conosciuto ed alle volte erroneamente ritenuto semplice da comprendere.

A differenza dei BOT, i Certificati del Credito del Tesoro sono dei titoli di debito di lungo termine.

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Essi sono, infatti, delle obbligazioni della Repubblica Italiana che hanno, al momento della prima emissione, una durata di norma di 7 anni.

Come tutti i titoli di debito, anche i CCT, possono essere emessi ad un valore inferiore al valore nominale (sotto la pari) o ad un valore che coincide con quello nominale  (alla pari).

Al portatore di interesse (chi sottoscrive l’obbligazione) vengono riconosciuti degli interessi con cadenza semestrale mediante lo stacco di cedole. Gli interessi riconosciuti sono a tasso variabile, ad eccezione della prima rata.

Il rimborso dei CCT alla scadenza dei 7 anni avviene, invece, alla pari. La remunerazione, come accade per tutti i Titoli di Stato,  è data quindi non solo dagli interessi attivi riconosciuti ma si forma anche tenendo in considerazione la differenza tra il valore di rimborso finale e quanto pagato al momento dell’acquisto (scarto di emissione).

I CCT, come accade in generale per tutti i Titoli di Stato, possono esser acquistati sia tramite asta sia sul mercato secondario dopo la loro emissione.

CCTNel caso in cui vengano acquistati attraverso l’asta, i CCT devono essere prenotati in anticipo rispetto la data prevista per l’asta stessa presso il proprio Istituto di Credito o intermediario finanziario. Non sono previste commissioni d’entrata per il risparmiatore in quanto queste ultime sono corrisposte direttamente dallo Stato verso l’ente intermediatore.

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I CCT sono ammessi d’ufficio alla quotazione ufficiale in Borsa, che avviene già dal giorno successivo alla data di collocamento, quindi sono titoli molto liquidi. Sul mercato secondario, pertanto, l’investitore potrà acquistare o vendere i titoli ad un prezzo di riferimento certo.

Con BTP e BOT, il CCT ha in comune il rischio di credito della Repubblica Italiana e vista la sua scadenza finale di medio-lungo termine, si può ritenere più sensibile ai ribassi rispetto ai BOT, soprattutto nel caso aumenti la  percezione del rischio di insolvenza del governo italiano. Questo è proprio quanto accaduto tra il 1992 e il 1996.

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Per quanto detto sino a questo momento, quello che rende i CCT uno strumento “atipico” all’interno del panorama internazionale deriva dal fatto che il tasso associato al titolo sia variabile. Nella maggior parte dei casi i governo esteri emettono titoli esclusivamente a tasso fisso.
Il CCT ha inoltre la caratteristica di essere dipendente dal tasso dei BOT e per questo può essere visto come uno strumento derivato.

Come viene calcolato il tasso semestrale dei CCT?

Per il calcolo della cedola di un CCT sono diversi gli elementi da considerare.
Il rendimento lordo semplice annuo registrato sui BOT a sei mesi nell’ultima asta che procede il godimento della cedola deve essere moltiplicato per 0,5. Al valore ottenuto deve essere poi sommato lo spread di 0,15%.  Il risultato così ottenuto deve essere poi arrotondato alla seconda cifra decimale.

Per quanto riguarda i CCT, come è facilmente deducibile da quanto detto sino a questo momento, non è possibile conoscere il rendimento effettivo se non a scadenza del titolo. Questo perché i CCT staccano la cedola semestrale il cui tasso di interesse è variabile ogni semestre. Quando si compra un CCT è possibile conoscere con certezza esclusivamente il valore della cedola successiva. Alla sua scadenza per il CCT sarà possibile calcolare il rendimento così come è possibile fare a priori per i titoli remunerati a tasso fisso.