Internet of Things e start up: anche qui l’Italia è in ritardo

Internet of Things: è il termine introdotto nel linguaggio tecnologico da Kevin Ashton ad indicare l’evoluzione che gli oggetti di uso comune hanno avuto in questi anni, riuscendo ad essere “comunicanti” tra loro e con gli utilizzatori.  Una tecnologia che consente ad oggetti “inanimati” di poter elaborare in maniera dinamica i dati provenienti dall’esterno, consentendo in questo modo di avere una sorta di “intelligenza artificiale”.

Quali sono le applicazioni?

Per fare degli esempi pratici ormai esiste il frigorifero che avvisa la casalinga delle scadenze dei prodotti, le sveglie che suonano prima in caso di traffico o le scatole di medicinali che ricordano alla nonna di prendere la pastiglia giornaliera. Oltre all’utilizzo comune di tutti i giorni si possono ben intuire le enormi potenzialità nel campo della robotica e nell’assistenza ai disabili. E’ per questo motivo che ovviamente si moltiplicano le start up inerenti all’Internet of Things in tutto il mondo.

Internet of Things e start up

Ma se aumentano rapidamente gli oggetti connessi alla rete, le start up in questo ambito non riescono ancora a prendere piede. Contrastanti i dati in nostro possesso: il mercato dell’Internet of Things è cresciuto nel 32% nel 2017, arrivando a un giro d’affari di 3,7 miliardi mentre sul fronte start up c’è stata un contrazione del 2% rispetto allo stesso anno. Sono 99 le start up censite in Italia nel 2017, circa la metà partite grazie ad investitori istituzionali. Fatica quindi a decollare questo fronte in Italia, con i grandi player hi-tech e le multinazionali che la fanno da padroni. Solo un misero 14% riesce ad ottenere sovvenzioni che superano il milione di euro e per farlo deve ricorrere quasi sempre ai venture capital internazionali, con gli americani in testa.

Questi dati sono stati pubblicati dall’osservatorio sull’Internet of Things del Politecnico di Milano, che fotografa alla perfezione il momento. L’osservatorio, nato nel 2011 e che oggi aggrega 46 aziende, spiega come la crescita delle start up su questo mercato proceda decisamente a rilento, secondo una tendenza che coinvolge tutta l’Europa.

Allargando l’orizzonte alla comunità mondiale registriamo il dato che conferma la crescita esponenziale dei numeri legati all’innovazione, con gli Stati Uniti in cima alla classifica: sono infatti 606 le start up mondiali, con una raccolta di 4,8 miliardi di dollari nel 2017, un dato che fa registrare un aumento del 30% rispetto al 2016. In cima alla lista delle start up partite in quest’anno c’è l’americana View, che ha raccolto ben 200 milioni di dollari di finanziamenti per la sua finestra intelligente che favorisce al meglio la luminosità.

La tendenza ad accentrare tutte le migliori start up è tipica dei grandi investitori internazionali e rende il campo nel quale operare decisamente competitivo. Infatti gli “Over The Top” internazionali, come li chiama Giulio Salvadori,presidente dell’Internet of Things del politecnico di Milano, dominano la scena in una continua campagna acquisti e corsa agli investimenti nelle start up considerate più promettenti.

Proviamo a fare degli esempi: Ring ha raccolto 109 milioni di dollari prima di essere acquistata per 1 miliardo da Amazon come Argo AI, acquistata da Ford per una cifra simile. Silver Spring Network invece adesso fa parte della famiglia del colosso energetico Itron, acquisita per oltre 830 milioni di dollari. Nel frattempo alcune start up italiane di eccellenza decidono di sbarcare sui mercati internazionali, per attingere risorse economiche per crescere e svilupparsi. E’ il caso ad esempio di Empatica, società formata un gruppo di ricercatori italiani guidati da Matteo Lai: proprio nei giorni scorsi il braccialetto elettronico hi tech pensato per le persone affette da epilessia ha ricevuto dall’ente americano FDA l’autorizzazione per il suo utilizzo. Altro esempio può essere quello di Emoj, start up di Ancona, incamerata successivamente nell’ambito dell’Università degli Studi delle Marche, che misura in tempo reale le emozioni suscitate dagli utenti all’interno di un punto vendita. Altri esempi italiani di start up nell’ambito dell’Internet of Things sono Wib, Sofia e Neosurance.

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Il futuro dell’Internet of Things

Andiamo adesso a focalizzare la nostra attenzione su quelli che possono essere gli utilizzi futuri degli oggetti connessi in rete, grazie come sempre alle valutazioni fatte da Salvadori. In espansione sono le cosiddette “Low Power Wide Area”: in pratica delle reti a bassa potenza ma ad ampio raggio per mettere in connessione gli oggetti così come crescono le sperimentazioni sulla rete 5G. In crescita anche gli investimenti sulla cosiddetta “smart home”, con la crescita esponenziale delle vendite degli assistenti vocali, così come quelli sulle auto smart, con le industrie automobilistiche che vogliono rendere sempre più connesse le proprie autovetture.

Però vogliamo offrirvi un piccolo spunto di riflessione: oltre a connettere gli oggetti, bisognerebbe mettere in atto una politica di alfabetizzazione che consenta a tutti gli utenti, anche ai meno evoluti da un punto di vista tecnologico, di essere partecipi di questa innovazione che va avanti inesorabile.

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