Il Dibattito sulle Cripto divide le Banche Centrali

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Riguardo la questione delle criptovalute, Cina e Russia stanno avendo non pochi contrasti  con le Banche Centrali del Canada e dell’Inghilterra.

La preoccupazione riguarda anche gli investimenti potenziali sul Bitcoin su cui particolare attenzione pongono sia le autorità pubbliche sia le autorità di regolamentazione del mercato, che sono interessate a proteggere gli investitori e hanno iniziato a emettere warning.

Ma le Banche Centrali hanno una serie più ampia di preoccupazioni: le criptovalute stanno prendendo  il loro ruolo di fornitori monopolistici di denaro.

Ma siamo sicuri che la stabilità finanziaria verrà minata se le Banche Centrali perdono il controllo sul potere d’acquisto nell’economia?

Rispetto a questa domanda le Banche Centrali si stanno posizionanndo in maniera diversa.

Il Venezuela

Il presidente Nicolás Maduro del Venezuela ha annunciato che il suo governo aveva lanciato una nuova criptovaluta sponsorizzata dallo stato chiamata petro. Sosteneva che erano già stati venduti 735 milioni di dollari della nuova valuta. Ma questo desta molto scetticismo a meno che gli enti statali non siano davvero obbligati ad acquistarli.  Inoltre è difficile farlo poiché la piattaforma tecnologica su cui saranno commercializzati i petro non è stata ancora rilasciata.

Inoltre la domanda internazionale per il petro non sarà  di certo aiutata dalle recenti dichiarazioni di Warren Buffett e Charlie Munger, i “saggi di Omaha” che ancora controllano il Berkshire Hathaway.

Buffet parlando in generale di cripto, ha detto che quasi con certezza arriveranno tutte ad una brutta fine, esprimendo la sua disponibilità ad acquistare opzioni put su ognuna di esse.  Munger  è stato  ancora più pesante riguardo il Bitcoin definendolo un “veleno nocivo”.

La Cina

L’anno scorso, la People’s Bank of China ha chiuso gli exchange di bitcoin e ha bloccato le ICO Initial Coin Offering.  Pan Gongsheng, vice governatore della PBOC, disse in dicembre: “Come ci ha insegnato Keynes, ‘il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere sul mercato’.  In piena linea con un famoso proverbio cinese, secondo lui c’è solo una cosa da fare: “sedersi sulla riva del fiume e aspettare il passaggio del cadavere del bitcoin.”

La Russia

La Russia, ovviamente, ha una visione simile. Elvira Nabiullina, governatore della banca centrale russa, ha dichiarato a dicembre che “non legalizziamo schemi piramidali” e “siamo totalmente contrari al denaro privato, non importa se è in forma fisica o virtuale”.

Il Canada

La Banca del Canada ha osservato che la tecnologia della blockchain distribuita che sostiene il bitcoin potrebbe rendere il sistema finanziario più efficiente, e sta esaminando se, in un momento opportuno, debba emettere la propria moneta digitale per le transazioni al dettaglio.

L’Inghilterra

La Banca d’Inghilterra è ugualmente più incuriosita dalle possibilità, che dalle preoccupazioni che le criptovalute  attualmente pongono. A parte il rischio per la stabilità finanziaria, la tecnologia sottostante “potrebbe avere molti altri usi nel sistema finanziario e potrebbe essere una piattaforma utile per la valuta digitale della banca centrale “.

Entrambe le banche Canadese e d’Inghilterra stanno comunque attivamente investigando l’argomento.

Così è stato coraggioso Agustín Carstens, il nuovo direttore generale della Bank for International Settlements, la banca centrale delle banche centrali, a scegliere il tema del bitcoin per uno dei suoi primi discorsi importanti.

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Carstens è tornato ai primi principi, cercando di definire il denaro e quindi di capire fino a che punto le valute digitali si qualificano. I tre criteri, ci ricorda, sono che una moneta agisce come:

  • un’unità di conto;
  • un mezzo di pagamento comune;
  • una riserva di valore.

Pochi, se esistono, sono i beni prezzati in Bitcoin, sono usati molto raramente nelle transazioni e i costi per farlo sono proibitivi. C’è ancora molta strada da fare!

Per quanto riguarda la riserva di valore, la volatilità dei prezzi delle criptovalute rende le stesse, finora, un investimento altamente rischioso.

“Mentre le criptovalute possono fingere di essere valute”, conclude Carstens, “falliscono sulle definizioni di base”.

Inoltre, senza “sostegno istituzionale, che è meglio fornito da una banca centrale”, le criptovalute mettono in pericolo la fiducia nel valore fondamentale e nella natura del denaro.

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Carstens mette in discussione tutto l’argomento criptovalute con un’obiezione che riguarda l’ambiente:  “l’elettricità utilizzata nel processo di estrazione di bitcoin equivale al consumo giornaliero di una metropoli come Singapore. Ma a differenza dei suoi abitanti, che hanno tutto il diritto di consumare aria condizionata nel loro clima umido, quel livello di consumo energetico per l’estrazione di bitcoin è sia “socialmente dispendioso che dannoso per l’ambiente”.

Carstens ha ragione di essere così ostile, oppure resterà da solo a dire di ritirarsi del digitale e dubitare delle criptovalute? È troppo presto per dirlo.

Ci può stare anche che il petro fallirà, ma dubito che tutti noi abbiamo già ascoltato le ultime sulle  criptovalute o le blockchain, nonostante le sentenze  emesse da attori importanti come la Cina, la Russia e i saggi di Omaha.

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