Ennesima conferma di Draghi: i tassi restano ai minimi

E’ arrivata in questi giorni l’ennesima conferma di Draghi: i tassi resteranno invariati ancora per molto. Cosa c’è dietro questa decisione della BCE, peraltro attesa da molti? Come si lega alle ultime vicende del panorama economico e finanziario globale? Quali possono essere gli impatti sui mercati e sulle famiglie italiane?

Cerchiamo di analizzare i vari aspetti legati alla politica economica della Banca Centrale Europea

Le dichiarazioni di Draghi

Siamo ormai abituati a soppesare con grande attenzione le dichiarazioni del massimo esponente della Banca Centrale Europea. Molto spesso Draghi è riuscito a sorprendere buona parte degli analisti, in passato. Questa volta sorprese clamorose non ci sono state, ma in ogni caso alcuni passaggi della dichiarazione di Draghi sono molto interessanti ed offrono spunti di riflessione, come al solito mai banali.

Vediamo quindi per punti la sintesi delle dichiarazioni di Draghi:

  • Nel primo trimestre del 2018 si conferma una crescita dell’economia dell’Eurozona, ma in misura più “moderata” rispetto al 2017, dove la crescita stessa era stata, in diverse occasioni, superiore alle attese
  • Si conferma l’ottimismo che l’inflazione possa arrivare all’obiettivo del 2%, ma si sottolinea come nell’ultimo periodo manchino chiari segnali di crescita
  • Viene esplicitamente citato il rischio di una deriva “protezionistica” nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti. La recente politica economica di Trump, quindi, viene vista come una minaccia per la crescita economica dell’Eurozona.
  • Viene considerata necessaria una politica economica della BCE volta al sostegno dell’economia dell’Eurozona e dell’inflazione.
  • Viene confermato che i tassi restano al momento invariati
  • Nessuna accelerazione del processo che porterà alla fine del Quantitative Easing, ovvero alla politica di acquisto dei titoli di Stato da parte della BCE. Draghi ha confermato che la Banca Centrale Europea continuerà ad acquistare titoli per circa 30 miliardi al mese fino a settembre 2018. Su questo punto inoltre è da segnalare un dettaglio non trascurabile: Draghi non ha escluso del tutto la possibilità che possa esserci un prolungamento del Quantitative Easing

Le interpretazioni dei messaggi di Draghi                    

Alcuni punti sembrano quindi essere sufficientemente chiari: anche se non ci sono segnali particolarmente negativi per l’economia e per l’inflazione, tuttavia gli ultimi mesi hanno confermato, se non rafforzato, la convinzione di Draghi che non sia possibile ancora rilassarsi e che gli stimoli monetari debbano essere mantenuti. Ecco quindi una conferma delle principali leve azionate dalla Banca Centrale Europea, Quantitative Easing e tassi ai minimi storici. Se qualcuno si era illuso nei mesi scorsi che si sarebbe potuta verificare un’accelerazione nella riduzione di queste misure, sarà rimasto deluso: addirittura Draghi lascia aperta la porta ad un ulteriore prolungamento delle misure stesse. Ecco quindi che alcuni osservatori parlano di tassi che potrebbero restare immutati fino alla seconda metà del 2019.

Leggi anche: Quando finirà il Quantitative Easing?

Gli impatti delle decisioni della BCE

Cosa cambia quindi dopo le dichiarazioni di Draghi? Come abbiamo detto, in gran parte le notizie erano attese, anche se, come abbiamo evidenziato, alcune “sottolineature” del massimo esponente della Banca Centrale Europea offrono interessanti spunti di riflessione.

Come al solito le decisioni sui tassi possono avere inoltre un riflesso sui principali parametri dei mutui, che hanno vissuto nell’ultimo periodo condizioni particolarmente vantaggiose.

E’ lecito attendersi che le condizioni favorevoli dei tassi per i mutui ipotecari, sia fissi che variabili, restino tali ancora per un certo periodo e sembra confermata l’ipotesi di una crescita non troppo dirompente e comunque non prima del prossimo anno.

L’Euribor, overo il principale riferimento per i mutui a tasso variabile, oggi è in terreno negativo. Anche l’Eurirs, il corrispondente riferimento per i mutui a tasso fisso, gode oggi di valori particolarmente bassi. Questo ha contribuito ad una ripresa del mercato immobiliare e dei mutui, pur se contenuto. La finestra temporale di particolare convenienza per l’apertura di un mutuo si sta quindi allargando. Nell’ultimo periodo, in particolare, le condizioni vantaggiose sui mutui a tasso fisso hanno spinto anche molti alla surroga del mutuo. Ricordiamo infatti che il momento in cui i tassi sono ai minimi è particolarmente indicato per passare al tasso fisso: bisogna agire prima che i tassi risalgano, per poter “inchiodare” la rata proprio nel momento in cui le condizioni sono più vantaggiose (senza dimenticare, tuttavia, che anche lo spread applicato dalle banche può avere un impatto importante sulla definizione della rata).

Per concludere, se la finestra temporale caratterizzata da tassi molto bassi dovesse allargarsi, le famiglie potrebbero avere ancora un po’ di tempo per godere di una rata un po’ più bassa, in caso di mutuo a tasso variabile, o per approfittare ed aprire un mutuo a tasso fisso sfruttando le condizioni particolarmente vantaggiose.

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